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Un vecchio proverbio ci insegna che "una mela al giorno toglie il medico di torno".

Questo insegnamento, derivato dalla tradizione popolare, riceve una conferma scientifica da numerose ricerche relative in particolare a patologie quali cancro, colesterolo, diabete e salute dei denti.

E' doveroso sottolineare che è preferibile, in ogni caso, seguire una dieta equilibrata e variata, ricca di frutta e verdura, secondo la migliore tradizione mediterranea. La mela costituisce parte integrante di tale dieta.

La mela, per chi? 

 

 

La mela, quando?        Torna su

 

A partire dallo svezzamento, la mela può essere consumata quotidianamente, fino a 4 frutti al giorno! Complemento ideale della colazione mattutina, in forma intera o di succo, e conclusione tradizionale e leggera di un pasto elaborato, la mela costituisce uno snack o una merenda ideale, che sazia senza appesantire, è facile da conservare e trasportare, ha un costo moderato ed è disponibile per gran parte dell'anno. 

La mela può essere conservata a temperatura ambiente in inverno e in frigorifero (reparto frutta e verdura) in estate; se si sbuccia, si avrà cura di effettuare questa operazione all'ultimo momento per limitare le perdite di vitamine e per non lasciarla annerire (un po' di succo di limone, comunque, previene l'ossidazione: utile per preparare la macedonia!).

 

Patologie su cui agisce la mela        Torna su

  1. Cancro

  2. Colesterolo

  3. Diabete

  4. Salute dei denti

 

 1. Mele e cancro        Torna su

Il cancro è la principale causa di decessi negli adulti. E' responsabile di quattro decessi su dieci nella fascia di età 35-64 anni e di due su dieci tra le persone di età superiore ai 65 anni. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di cancro dei polmoni o della prostata per gli uomini e di cancro del seno e dei polmoni per le donne.

Un fattore determinante: l'alimentazione

Le abitudini alimentari (compreso il consumo di bevande alcoliche) hanno un ruolo importante nella formazione, ma anche nella prevenzione, di vari tumori frequenti nell'uomo e nella donna, come quelli alle vie digestive, alla cavità orale, all'intestino retto o al seno.

Mutamento dell'incidenza di alcuni tumori in seguito a modifiche alimentari

ORGANO AZIONE RIDUZIONE
POTENZIALE D'INCIDENZA
Orofaringe,
esofago,
laringe
(riduz tabagismo)
riduz. alcol,
aumento consumo frutta e verdura
86%
Stomaco riduz. nitriti
e
alimenti salati,
aumento consumo frutta e verdura
74%
Colon e retto riduz. grassi,
aumento consumo frutta e verdura
79%
Seno riduz. grassi,
aumento consumo frutta e verdura, riduz. obesità
75%
Endometrio riduz. obesità 82%
Ovaie riduzione grasso 60%
Prostata riduzione grasso 81%
Rene (riduz. tabagismo)
riduz. grassi
98%
Polmone (riduz. tabagismo)
riduz. grasso
aumento consumo frutta e verdura
76%
Pancreas (riduz. tabagismo)
riduz. apporto calorico totale
e del colesterolo alimentare
aumento consumo frutta e verdura
70%
Fegato riduzione alcol ?


I dati della letteratura scientifica relativi alla relazione tra alimentazione e cancro mostrano in modo chiaro che i fattori alimentari possono intervenire in tutte le fasi del processo di cancerogenesi, precoci o tardive, così come sull'insieme dei meccanismi implicati. Anche se, allo stato attuale delle conoscenze, numerose questioni restano ancora aperte, esiste tuttavia un consenso internazionale su vari punti:

 

Correlazione tra la natura degli alimenti e i fattori di rischio di cancro

ALIMENTI RISCHIO ACCRESCIUTO RISCHIO RIDOTTO
Carne rossa,
Sale e
alimenti salati
colon-retto
stomaco
 
Bevende alcoliche bocca, lingua,
faringe, laringe,
esofago, fegato,
colon, seno
 
Frutta, Verdura   polmone, laringe,
orofaringe, esofago, colon-retto,
pancreas
 

L'esame globale degli studi epidemiologici permette di concludere che una alimentazione ricca di prodotti vegetali offre una protezione contro l'incidenza di una serie di tumori. Le conclusioni sono però meno chiare quando si esamina la relazione tra un gruppo di alimenti e un alimento.
 
Per quanto riguarda l'effetto della mela sulla cancerogenesi, sono disponibili soltanto pochi studi.
Soltanto cinque studi caso-controllo hanno esaminato l'eventuale ruolo protettore del consumo di mele nei confronti di certi tipi di tumore. 

Cancro e consumo di mele - studi di casi concreti

PAESE ANNO,AUTORE TIPO TUMORE RISCHIO RELATIVO
Iran Cook. Mozaffari(1979) esofago -
Italia La Vecchia
(1979)
stomaco o
Italia La Vecchia
(1998)
colon,retto o (colon) + retto
Belgio Tuyns
(1998)
colon,retto -
Svezia Hansson e al.
(1993)
stomaco -
- rischio relativo significativamente ridotto (tra 0,2 e 0,8)
o
assenza d'associazione, risultato non significativo
+
rischio relativo significativamente aumentato

Tre studi su cinque hanno evidenziato un calo del rischio in seguito all'assunzione di mele; uno dei due studi italiani, invece, non mostra nessuna associazione, e l'altro addirittura un effetto promotore. Ciò può essere dovuto a differenze nella metodologia (epidemiologica o nutrizionale) applicata, nell'analisi statistica utilizzata o nella scelta dei controlli.
 
Non è chiaramente possibile, allo stato attuale di conoscenza, trarre conclusioni obiettive sull'influenza delle mele sulla cancerogenesi.

 
Conclusioni generali
L'analisi dell'insieme della letteratura disponibile relativa all'effetto delle mele sulla salute mostra che il consumo di mele ha un'azione benefica 

 

certa sulla colesterolomia
sulla glicemia diabetica
possibile sulla comparsa di certi tipi di tumore

 
Nel futuro, studi complementari sugli effetti del consumo di mele sulla cancerogenesi dovrebbero essere condotti sull'uomo.

BIBLIOGRAFIA


2. Mele e colesterolo        Torna su

Negli animali da laboratorio


La maggior parte degli esperimenti effettuati sugli animali per studiare l'effetto delle mele sulla colesterolemia sono stati condotti prendendo come modello il criceto dorato; è stata scelta questa specie poiché in essa il metabolismo del colesterolo presenta una gran similitudine con quello dell'uomo (3,4).
Sablé-Amplis e Sicart (5) hanno selezionato in laboratorio una razza di criceti, chiamati criceti FEC (Fegato a Esteri di Colesterolo), che presenta la particolarità di accumulare spontaneamente, invecchiando, colesterolo nel sangue e nel fegato. Confrontati con controlli nutriti con alimenti standard, si è visto che soltanto i piccoli criceti FEC che mangiano anche mele ad libitum a partire dallo svezzamento, non sviluppano ipercolesterolemia (6). Il tasso di colesterolo nel sangue di questi animali adulti indica un livello vicino a quello esistente nei criceti convenzionali, detti "normali".
Il consumo di mele fa diminuire anche la colesterolemia dei criceti convenzionali allevati nelle stesse condizioni, ma l'effetto di questo abbassamento è meno evidente (calo del 20%).
Quando si aggiungono mele alla dieta di animali che presentano una situazione di ipercolesterolemia, si può osservare, infatti, un calo significativo della colesterolemia dopo circa 4 settimane. Questa dieta provoca anche un calo del colesterolo esterificato epatico. Nel ceppo "normale" i valori passano da 177 a 53 mg, mentre nei criceti del ceppo FEC si passa da 2158 a 177 mg/100 g.
 
Il consumo di mele previene anche l'ipercolesterolemia di origine esogena. Per esempio, se i criceti sono sottoposti a una dieta ricca di colesterolo (0,1%), manifestano rapidamente un aumento del tasso di colesterolo nel sangue, accentuato nel caso del criceto FEC. Se questa dieta viene accompagnata da mele, questa reazione si attenua notevolmente. Le stesse constatazioni sono state fatte su cavie o conigli (7) sottoposti a dieta ipercolesterolemizzante: in questi casi, l'associazione di mele a una dieta ricca di lipidi attenua o ritarda la reazione degli animali al regime dietetico.

 
 
Nell'uomo


Diversi autori hanno segnalato una diminuzione della colesterolemia nei soggetti che associano il consumo di mele alla loro dieta alimentare abituale in diverse condizioni.

 

Effetti delle mele sul tasso di colesterolo del sangue: studi realizzati sull'uomo

Autore N. INDIVIDUI Quantità
consumata
Durata
esperienza
Effetto sulla
colesterolemia
Girault e al.
(1997) (8)
235 3mele/gg
(a morsi)
2 mesi +(-5,1%)
Gormeley e al.
(1997) (8)
76 2mele/gg
(a morsi)
4 mesi +(-8,1%)
Jenkins e al.
(1979)(10)
6 20gr/gg
(fibra)
3 sett. +(-7%)
Sablè-Amplis e al.
(1983) (11)
30 3 g/gg
(a morsi)
1 mese +(-10%)

 BIBLIOGRAFIA


3. Diabete        Torna su

Sette studi hanno esaminato l'influenza del consumo di mele sull'aumento glicemico post-prandiale nei diabetici non insulino-dipendenti.
 

Mela ed effetto glicemico: studi nei diabetici non insulino-dipendenti

AUTORE, ANNO N. Pasti SOGGETTE
Asp e al. (1981)(1) 8 Pane completo (78g)+mele intere(100g),
ossia 8,4g di fibre alimentari
o pane bianco(75g)+succo di mela (100g)
ossia 3.1g di fibre alimentari
Ionescu e al. (1983)(1) 8 180g di mele+idrato di carbonio raffinato
25g(glucosio o fruttosio o lattosio)+pane
50g (o patate 125g
o riso bianco 125g
o carote crude260g o miele 30g)
Parson(1984)(3) 5 cereali+succo di mela (o mele)
per un totale di 18g di fibre
alimentari
Katsilambros e al. (1985)(4) 10 mele sbucciate (300g)+
mele non sbucciate(300g)
Gannon (1986)(5) 7 glucosio+succo di mela
(o mele intere) per
un tot. di 50 idrati di carbonio
Gregesen e al (1991)(6) 8 277 di mela
Lunetta e al. (1994)(7) 7 pane (30g)+mele (225g) o
pane+mele (450g)

 
I risultati di questi studi dimostrano che l'aumento della glicemia dopo i pasti nel diabetico non insulino-dipendente, che osserva una dieta ricca di mele, è rapido, ma dopo 2 ore diminuisce rapidamente, fino al raggiungimento del valore basale. Il rapido calo del picco glicemico sarebbe dovuto alla variazione simultanea del tasso di insulina nel sangue.
L'aumento del tasso di glucosio plasmatico, conseguente al consumo di mele (o di succo di mele) può essere del 32-38% rispetto a quello ottenuto dopo l'assunzione/ingestione di glucosio, ed è più debole di quello osservato dopo il consumo di pane, di succo d'arancia, di saccarosio o di una miscela equimolecolare di fruttosio e glucosio. La debole reazione glicemica si potrebbe spiegare con la natura dei glucidi contenuti nella mela: per due terzi costituiti da fruttosio (2/3 fruttosio - 1/3 glucosio), zucchero dal debole indice glicemico, rapidamente metabolizzabile dal fegato negli individui sani e diabetici non insulino-dipendenti.
La modifica della glicemia nel diabetico non insulino-dipendente, dopo un pasto con mele, è identica nel consumo del frutto con o senza buccia.
 
Alcuni autori ritengono che il contenuto in fibre della mela non influenzi significativamente il tasso di glucosio plasmatico. Altri ritengono invece che la quantità di fibre alimentari, la loro origine, la loro integrità fisica potrebbero influenzare la glicemia.
Ionescu e altri hanno inoltre osservato come alcuni prodotti di origine vegetale influenzino diversamente la glicemia, nonostante il loro identico tasso di fibre alimentari. Questi ricercatori avanzano l'ipotesi che la presenza di sostanze bioattive (pigmenti vegetali, glicosidi, alcaloidi, fito-ormoni) modifichi il tasso di glucosio nel sangue. Non è d'altronde escluso che la rapidità dello svuotamento gastrico, così come la velocità di digestione e di assorbimento degli alimenti abbiano un effetto sulla glicemia.
 
In conclusione, l'inclusione di mele nella dieta del diabetico non insulino-dipendente potrebbe essere un modo semplice per limitare l'aumento della glicemia dopo i pasti. L'uso del pane integrale, spesso male accettato dai pazienti perché all'origine di disturbi del transito intestinale, non apporta ulteriori miglioramenti in confronto all'uso della sola mela.
Conclusioni simili sono state ottenute nel diabetico insulino-dipendente

BIBLIOGRAFIA

 

 4. Salute dei denti        Torna su

Il consumo di mela migliora la salute delle gengive. Ciò è dovuto alla polpa soda del frutto che stimola i tessuti orali durante la masticazione, nonché all'aumento della secrezione salivare dovuto all'acidità del frutto.

Un consumo regolare e senza eccessi di mele, quindi, può essere benefico alla salute dei denti.